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“Un vecchio adagio dice che
una visione senza un piano è un sogno
e un piano senza una visione è un incubo:
in Italia siamo riusciti, negli ultimi 20 anni,
a fare entrambe le cose.”

PIETRO COLUCCI

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“Siamo convinti che un'impresa
che investe correttamente in presidi ambientali
sia, alla fine, meno rischiosa
anche per chi concede credito.”

CITAZIONE DA INTERVISTA A NUOVA FINANZA

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“L’efficienza energetica è un tema
sul quale il sistema Paese dovrebbe concentrarsi,
avviando le realtà italiane a diventare smart grid.”

DALL'INTERVENTO AL FORUM QUALENERGIA 2015

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“ Il futuro di tutti passa attraverso
una presa di coscienza consapevole,
la condivisione e la partecipazione
di tutte le parti coinvolte
nel processo energetico dalla produzione
al consumo”.

DALL'INTERVENTO AL FORUM QUALENERGIA 2015

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“Da imprenditore sono abituato a essere pragmatico, ma sono anche sostanzialmente un sognatore.
E questo mi è servito.
Una visione di scenario proiettata verso un futuro diverso e la capacità di immaginare che il cambiamento sia un’opzione possibile,
nonostante i forti interessi economici coinvolti,
sono requisiti indispensabili
per operare nella green economy.”

CITAZIONE DA INTERVISTA A BUSINESS PEOPLE

In questa sezione sono riportati gli articoli riguardanti Pietro Colucci pubblicati sulle testate nazionali, internazionali e locali.
Gli articoli sono navigabili attraverso la selezione della testata giornalistica oppure selezionando il tag di riferimento, personalizzando il proprio percorso di lettura.

Il Mondo - 20/04/2012 - Hanno pesato le divergenze sulle strategie. Ma anche dissapori personali e diverse attitudini al business acuiti dai casi delle controllate Sicil power, Aspica e Cm che, tra accantonamenti e stralcio crediti, hanno mandato in rosso per 13,5 milioni la capofila Unendo. Dopo un periodo da separati in casa i fratelli Ftancesco e Pietro Colucci hanno così deciso di dividere le proprie strade. Il primo, 53 anni, ha arruolato l’avvocato Giuseppe Lombardi mentre il secondo, 50, si è affidato a Giuseppe Iannaccone. Poi si sono messi al tavolo per studiare come spartirsi le attività di Waste italia e Daneco, oltre 200 milioni di ricavi, le due gambe del gruppo Unendo che sono valse ai due fratelli napoletani il ranking di primo gruppo privato nello smaltimento rifiuti conquistato in oltre vent’anni d’attività: dagli esordi in affari con il gruppo Acqua (famiglia Pisante) alla Emas (Ercole Marelli servizi ambientali), fino all’acquisto del business italiano di Waste management.

Il divorzio era prevedibile perché Daneco e Waste sono già gestite in modo autonomo, tanto che la holding Unendo non fa un consolidato pur controllando la prima al 100% e la seconda al 63,7% (partner è il fondo Synergo di Gianfilippo Cuneo). Uno schema possibile è che a Francesco resti Daneco (impiantistica, discariche, combustibile da rifiuti) e a Pietro vada la Waste destinata a confluire nella quotata Kinexia, la ex Schiapparelli di cui il minore dei due fratelli è socio con il 44,4%. Ma è solo una delle soluzioni al vaglio. E comunque non sarà facile smontare la macchina e ci vorrà tempo per arrivare a una soluzione condivisa tra Francesco (presidente e ad Unendo) e Pietro (numero uno di Waste oltreché di Assoambiente-Confindustria).

Gli intrecci sono serrati già nelle casseforti di famiglia perché fino a tre anni fa i Colucci (c’è anche il terzo fratello Nicola) detenevano il 49% di Unendo con quote pressoché uguali attraverso la Athena. Poi hanno rilevato il 51% nell’ambito del divotzio dai fratelli Fabiani (ex Italcogim) pagando circa 15 milioni più il business delle rinnovabili Daneco energy. E per farlo hanno usato la Altelia (Francesco e Pietro in parti uguali). Secondo scoglio è il livello dei debiti che sono 85 milioni per Unendo – Daneco, 105 pet Waste e altri 30 per Sicil power (che ha urgenza di rinegoziarli con Mps e Biis). Il rotale fa 220 con un castello di lettere di patronage e co-obblighi fideiussori all’interno del gruppo. Infine i valori in gioco nella spartizione non solo uguali: Daneco e Waste hanno ricavi simili (85 e 80 milioni), ma la seconda guadagna di più con un margine ebitda del 45%.

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