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“Un vecchio adagio dice che
una visione senza un piano è un sogno
e un piano senza una visione è un incubo:
in Italia siamo riusciti, negli ultimi 20 anni,
a fare entrambe le cose.”

PIETRO COLUCCI

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“Siamo convinti che un'impresa
che investe correttamente in presidi ambientali
sia, alla fine, meno rischiosa
anche per chi concede credito.”

CITAZIONE DA INTERVISTA A NUOVA FINANZA

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“L’efficienza energetica è un tema
sul quale il sistema Paese dovrebbe concentrarsi,
avviando le realtà italiane a diventare smart grid.”

DALL'INTERVENTO AL FORUM QUALENERGIA 2015

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“ Il futuro di tutti passa attraverso
una presa di coscienza consapevole,
la condivisione e la partecipazione
di tutte le parti coinvolte
nel processo energetico dalla produzione
al consumo”.

DALL'INTERVENTO AL FORUM QUALENERGIA 2015

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“Da imprenditore sono abituato a essere pragmatico, ma sono anche sostanzialmente un sognatore.
E questo mi è servito.
Una visione di scenario proiettata verso un futuro diverso e la capacità di immaginare che il cambiamento sia un’opzione possibile,
nonostante i forti interessi economici coinvolti,
sono requisiti indispensabili
per operare nella green economy.”

CITAZIONE DA INTERVISTA A BUSINESS PEOPLE

In questa sezione sono riportati gli articoli riguardanti Pietro Colucci pubblicati sulle testate nazionali, internazionali e locali.
Gli articoli sono navigabili attraverso la selezione della testata giornalistica oppure selezionando il tag di riferimento, personalizzando il proprio percorso di lettura.

Un tesoro nascosto sotto montagne di pattume. La necessità di riciclare e smaltire enormi e crescenti quantità di rifiuti di fatto rende ancor più preziose le società operanti nel settore. Tanto che due guru della finanza globale come Bill Gates e Warren Buffett nell’ultimo anno hanno investito nel settore. Un comparto difensivo e anticiclico, sostenuto per di più dagli incentivi pubblici che favoriscono lo sviluppo di fonti alternative di energia. Solo in Italia «siamo seduti su 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno, pari a circa 500 kg a testa. Senza considerare le 100 milioni di tonnellate annuali di rifiuti industriali. Quantità enormi che devono assolutamente essere smaltite partendo dalla raccolta differenziata», afferma Pietro Colucci, presidente di Assoambiente.

Emergenza ambientale certo, ma anche costo sociale. «Smaltire un kg di rifiuti urbani costa all’incirca tra i 90 e i 110 euro. Un prezzo che sale a 120-130 euro al kg per i rifiuti industriali e oltrepassa i 200 euro al kg per quelli tossici», specifica Colucci, secondo cui occorrerebbe già da oggi impegnarsi seriamente in politiche di riduzione dei volumi dei rifiuti e dei relativi impianti di smaltimento. L’obiettivo, a giudizio del presidente di Assoambiente, deve essere ben chiaro: «Destinare ai termovalorizzatori solo il 30% dei rifiuti, riciclando o destinando a compostaggio tutto il resto.

Anche per evitare nuove emergenze che, prossimamente, potrebbero toccare anche Roma capitale dove la discarica attualmente attiva è quasi esaurita». Il settore quindi presenta ampie prospettive di crescita. «Il mercato italiano vale oggi circa 4 miliardi ma il settore è ancora molto giovane e si confronta con alcuni Paesi esteri nei quali la cultura e l’esperienza di igiene urbana è molto alta e le politiche ambientali sono di lunga data», afferma Giovanni Battista Pizzimbone, ad e presidente di Biancamano che poi aggiunge: «Si pensi ad esempio alla Francia, un Paese a noi vicinissimo ma nel quale questo settore è molto più avanzato e vale circa 11 miliardi». Interessanti anche i margini di redditività.

Analizzando con il presidente di Assoambiente le singole tappe del ciclo dei rifiuti, emerge infatti che «l’ambito in assoluto più redditizio, anche se potenzialmente più inquinante, è quello della gestione delle discariche dove, almeno per ora, è destinato il 50% dei rifiuti: i margini infatti toccano il 25%. Non male anche i termovalorizzatori che presentano margini intorno al 15%. Tutti gli altri ambiti, dagli impianti per il compostaggio a quelli per il trattamento meccanico dei rifiuti, si attestano intorno al 6-7% di redditività».

Sarà per questo che, come ricorda Colucci, tutte le principali utility italiane sono presenti nel settore. L’unica eccezione è Edison. Meno presidiato invece appare lo smaltimento di rifiuti pericolosi dove, ricorda il presidente di Assoambiente. Tra le quotate è presente solo Sadi.

Il settore infine dovrebbe beneficiare anche a livello normativo. «L’Italia sta attuando un progressivo recepimento della normativa Uè, che richiede sempre più rigidi requisiti sia per le aziende del settore che per i progetti di igiene ambientale per i quali è richiesta un’efficienza anche tecnologica che in pochi possono offrire – commenta Pizzimbone – La strada imboccata da questa normativa condurrà a una maggiore trasparenza e concentrazione e, entro il 1° gennaio 2012, alla liberalizzazione di tutti i servizi pubblici locali, tra i quali il ciclo integrato dei rifiuti», conclude.